water water everywhere

Oggi nonostante la stanchezza cronica, nonostante da settimane dormo circa sei ore a notte, sono andata in palestra.
O meglio in piscina. Lo scorso anno mi ero iscritta in una palestra molto low cost, risultato ci andavo una volta al mese. Non perchè sono particolarmente esigente, ma se funzionano solo 3 tapis, di cui uno si blocca all’improvviso rischiando di lasciarti lunga distesa sul pavimento, se di 3 cyclette, una è senza pedali e una è senza sellino…
Quest’anno mi sono trattata bene, palestra grande, pulita, ma soprattutto con piscina.
Sono un pesciolino. Nell’acqua mi sento bene. Siamo nati nell’acqua. Anzi, qualcuno sostiene che i nostri antenati erano acquatici (AAT: Acquatic Ape Theory), ecco il perchè della peluria, del grasso sottocutaneo e della copertura cerosa sul feto, del riflesso di apnea, di alcuni adattamenti fisiologici.

Qualcuno come me continua a sentirsi a proprio agio, altri perdono questo dono.
Non sono brava a nuotare, ho imparato da sola e si vede. So nuotare solo a stile, so respirare solo a destra, nuoto storta, non so virare.
Ho cercato di affinare la tecnica guardando e riguardando i nuotatori veri. Rimane poca coordinazione che genera tanta fatica.
Ma ho imparato a nuotare tenendo la testa sott’acqua, che mi permette di rilassare il collo (alleviando la cervicale costante) ma soprattutto mi isola dai rumori. Niente musica a palla della vicina lezione di acquagym, solo il rumore dell’acqua che mi scorre addosso, il mio respiro e la linea bianca sul fondo della vasca.
Dopo le prime dieci vasche prendo il via e potrei continuare a nuotare per ore.
Mi piace stare sola con i miei pensieri, mi rilassa il massaggio dell’acqua che mi scorre addosso, mi sento bene galleggiando.

Sono abbastanza negata per qualsiasi sport e non mi piace farlo con altre persone, mi sento sempre la più imbranata. Non mi piacciono gli sport che richiedono grandi attrezzature, non mi piacciono gli sport dove mi sembra di mettermi in mostra (lo so che dovrei fare un po’ di pesi… ma proprio non ce la faccio), non ho grande fiato e faccio fatica a correre.
Ecco perchè nuotare mi piace. Se poi la corsia è vuota (come in palestra dove sono tutti impegnati a fare pesi o spinning…) allora è una meraviglia.

Ovviamente ho cercato di coinvolgere in questa passione anche Leo.

Leo ha iniziato a nuotare con me che era ancora nel pancione…
Al quarto mese di gravidanza ho iniziato un corso specializzato per gestanti. Esercizi per rafforzare la muscolatura perineale, per la circolazione e tanto rilassamento per la schiena.
Quando ha compiuto 5 mesi siamo passati al corso genitore-bambino. A parte la prima lezione, Leo non ha mai pianto, si è sempre divertito. Rideva come un matto se gli dicevo che andavamo a fare tuffi-tuffi!! Faceva le immersioni, si attaccava al bordo vasca e stava su da solo, muoveva le gambe come un vero nuotatore cercando di prendere gli oggetti che gli lanciavo lontano…
Quando ha iniziato a stare in piedi ovviamente il gioco più bello era fare sciff sciaff e schizzare tutti.
Poi ha iniziato il nido, è iniziata la tosse, la febbre una volta al mese… insomma eravamo più a casa che in piscina e abbiamo interrotto. Ora continuiamo ad andarci ogni tanto a fare “nuoto libero”, ma spero di poter ricominciare il prossimo anno.

I benefici dell’acquaticità  (sotto i 4 anni non è un vero e proprio nuoto) sono parecchi. Innanzitutto prendere, anzi ri-prendere confidenza con l’acqua, i bimbi imparano ad andare sott’acqua senza aver paura, non bevono e se bevono non si spaventano. Sviluppano una maggior sicurezza e fiducia nel loro corpo e negli altri. E poi è un bel momento da passare con la mamma, o col papà  se magari lavora e si vedono solo la sera…
I corsi sono divisi per fasce di età , generalmente sono lezioni monosettimanali e durano tre mesi.
Non è necessaria nessuna attrezzatura particolare, solo cuffia e pannolini contenitivi.
Per la cuffia, io ho usato una cuffia da adulti, dove sul retro avevo fatto una specie di coda di cavallo con un elastico, economica e adattabile alla crescita. Per i pannolini, esistono gli usa e getta tipo “little swimmers”, io però ho preferito un paio in neoprene. La pipì non la trattengono, è comuque richiesto che trattengano solo la pupù… che in acqua non ha mai fatto.

Non bisogna nemmeno avere paura che i bimbi possano ammalarsi di più, bastano pochi semplici accorgimenti (il solito buon senso…)
Le piscine sono molto calde, evitate gli sbalzi di temperatura, cercate di entrare un quarto d’ora prima e iniziate a spogliarlo un po’ alla volta, dall’atrio agli spogliatoi.
Asciugate bene i capelli, soprattutto sulla nuca, per evitare raffreddamenti e all’uscita un bel cappellino.
Asciugate bene le orecchie con una salvietta, niente cotton fioc, mi raccomando, per evitare otiti.
Asciugate bene i piedini, soprattutto fra le dita, per evitare l’ambiente adatto alla proliferazione di eventuali funghi.
Se il bimbo non è allattato al seno, meglio attendere un’ora e mezza prima di entrare in acqua (se allattato al seno può entrare anche subito).
Sembra strano, ma la piscina disidrata. Appena usciti meglio bere un po’, acqua, tisane o succo di frutta (dipende dall’età ).
Il cloro delle piscine (le piscine con vasche riservate ai corsi per neonati ne hanno di meno) potrebbe irritare la pelle, dopo il corso una bella doccia con acqua “dolce”, ma meglio non usare shampo o bagnoschiuma, che per quanto delicati, sono comunque aggressivi e l’effetto potrebbe sommarsi a quello del cloro. Meglio fare il bagnetto con lo shampo a casa, magari il giorno dopo (i neonati non si sporcano così tanto…)
E poi dopo la piscina si fanno delle ronfate chilometriche… anche questo non è da sottovalutare !!!

PS: il titolo del post è una citazione di “The Rime of the Ancient Mariner”, di S.T. Coleridge. Gli Iron Maiden non c’entrano…

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