Taranto, Italia

Interrompo il mio silenzio ferragostano perché questa faccenda è una di quelle che mi fanno arrabbiare, e non poco.
Avrete sicuramente sentito parlare del sequestro dell’Ilva di Taranto e delle polemiche che ne sono seguite.

L’Ilva di Taranto è uno dei maggiori impianti produttivi di acciaio in Europa. E’ ubicata in una zona densamente popolata di Taranto e ha migliaia di dipendenti.
Purtroppo è diventata tristemente famosa per la scia di inquinamento e malattie che si trascina dietro.
Non sono solo parole, ci sono i fatti e le inchieste a dimostrarlo. Le perizie epidemiologiche hanno accertato che ci sono centinaia di morti di tumore, malformazioni e patologie in numero decisamente più alto rispetto alla media, sono soprattutto in crescita i tumori in età  pediatrica.
Le perizie chimiche hanno rilevato la presenza di inquinanti molto pericolosi, diossine, idrocarburi, piombo, sostanze la cui tossicità  è provata e accertata.
A Taranto addirittura un’ordinanza del Sindaco vieta ai bambini di toccare la terra perché inquinata, vieta quindi ai bambini di giocare, di vivere una vita normale.  Come se non bastasse avere un’aspettativa di vita minore rispetto agli altri bambini italiani, dove il latte materno è inquinato dalla diossina.
Non c’è famiglia che non abbia un malato, se non un morto, a causa dell’Ilva…

Finalmente il 26 luglio, dopo anni di lotte e appelli degli ambientalisti, di analisi di aria e acqua, il GIP Patrizia Todisco emette un provvedimento di sequestro dell’impianto che viene immediatamente chiuso, con l’arresto di 8 dirigenti tra cui quello dei Emilio Riva Presidente di Ilva SpA fino al 2010 e capo del Gruppo Riva che gestisce gli impianti e del figlio per disastro ambientale.
Le conclusioni del Giudice sono gravissime:
“Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività  inquinante con coscienza e volontà  per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”.
Immediatamente dopo aver messo i sigilli migliaia di lavoratori sono scesi in piazza a protestare contro la chiusura reclamando il loro diritto al lavoro.

Capisco lo stato d’animo di queste persone, famiglie lasciate senza un lavoro, senza una prospettiva, con i conti da pagare.
Ma queste stesse persone hanno figli malati a causa dell’Ilva… come possono chiedere la sua riapertura ?
Lo so che è difficile accettarlo ma dovrebbero protestare per quello che l’Ilva ha causato, non per tornare a lavorarci.
Dovrebbero protestare per poter essere inseriti nel processo di risanamento e riconversione.
Però, nonostante io non sia d’accordo con questa protesta, posso cercare di capirli. Dovrei trovarmi nella loro situazione per giudicare.

Quello che non capisco e che mi fa arrabbiare più di tutto è l’atteggiamento del nostro Ministro dell’Ambiente. O presunto tale.
Perché il Signor Clini non perde occasione per dire qualcosa di assolutamente NON ambientalista.
Secondo il Ministro l’Ilva essendo il più grande impianto del sud Italia, è strategico per le esportazioni e la sua chiusura provocherà  un danno a tutta la produzione.
Ma lei è Ministro dell’ambiente o dello sviluppo ? E’ Ministro dell’ambiente o un industriale ?

Non solo, per il Ministro i danni ambientali “sono quelli dei decenni passati, mentre è più difficile identificare una correlazione causa-effetto” sull’eccesso di mortalità  per tumori nell’area “con la situazione attuale che, per effetto di leggi regionali e nazionali e misure ad hoc hanno avuto una evoluzione delle tecnologie con significative riduzioni delle emissioni, particolarmente della diossina e delle polveri”.
Tutto in regola per il Ministro, la fabbrica è stata “progressivamente autorizzata nelle sue diverse fasi secondo le leggi vigenti, per cui parte delle problematiche rilevate dalle indagine epidemiologiche danno conto di uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità , che fanno riferimento presumibilmente a contaminazioni derivanti da impianti che operavano nel rispetto delle leggi”.
Peccato che ci sono prove, video, registrazioni in cui si vede l’impianto che di notte emette fumi e polveri sottili.
E se fosse tutto in regola allora perchè ora i vertici dell’Ilva sono indagati per corruzione e concussione ? Nelle intercettazioni telefoniche si sentono i dirigenti dire “Ho preso accordi, tranquillo, verranno nell’ufficio e rimarranno legati alla sedia. Non avremo sorprese, la visita della commissione va un po’ pilotato”…

Signor Clini, se Lei è Ministro dell’Ambiente si occupi di ambiente, faccia la sua parte e lasci ai suoi colleghi Passera e Fornero la discussione sulla produzione e sul lavoro.

Per le fonti potete leggere lo speciale di Repubblica dedicato al caso Ilva QUI. Le perizie invece sono: QUI quella epidemiologica, QUI quella chimica.

One thought on “Taranto, Italia

  1. Il problema Ilva è grosso come una casa.
    Perché già  la 626 sulla sicurezza sul lavoro diceva che l’impianto andava messo in sicurezza, e la 626 è del… 1992! Sono da buttar dentro e gettare la chiave, tutti quelli che hanno ‘accomodato’ i controlli. Hanno tutti quanti causato malattie spaventose, e non importa se la gente s’è ammalata anni fa o adesso. Sono dei criminali. E avendo lavorato con la 626, in quegli anni, so che era una rogna, ma una rogna che salva vite umane.
    Però è anche vero che l’Ilva è di importanza strategica per il paese, perché da lì esce acciaio che altrimenti dovremmo andare a comprare all’estero, con spese enormi – inoltre è mica facile dire spengo gli impianti. Un altoforno non lo puoi spegnere e riaccendere così, come fosse una lavatrice: un altoforno se lo spegno lo *butti via*, perché si solidifica tutto dentro. Spegnere significa letteralmente buttare via tutto, altoforno e lavoro e lavoratori a spasso.
    L’unica soluzione è mettere in sicurezza in fasi, mantenendo però aperto e in funzione e in produzione l’impianto. Si può fare, perché se non si potesse fare significherebbe che non si può nemmeno fare manutenzione agli impianti, che invece si fa.
    Ergo, ci sono torti e ragioni da entrambe le parti, anche se non quelle di cui tutti parlano. Bisognerebbe che in questo cavolo di paese si imparasse a mettersi d’accordo e lavorare insieme, onestamente, per una volta tanto.Tu ci credi? Io ho perso le speranze.

Rispondi