ambientalisti si nasce o si diventa ?

A dire il vero, non lo so…
Io credo che, come in tutte le cose, si nasca con una certa predisposizione, poi sta a noi far crescere questa predisposizione.
In parte sta anche alla famiglia e all’ambiente in cui si vive, ma sottosotto credo che tutto dipenda da quanto seguiamo il cuore…

Io sono nata in una famiglia in cui la natura era amata e rispettata. Le vacanze estive in montagna, tanti fiori sul balcone… ma niente di esagerato, niente di estremo.
Io però ho sempre avuto la “fissa” per gli animali (i cani in particolare, da piccola avevo una scatola in cui ci mettevo, foto, ritagli e cagnolini di ogni genere) e dell’inquinamento, tanto che scrivevo sulle buste di plastica messaggi tipo “non buttarmi nei boschi, usami per la pattumiera…”
Tutto questo quando ero abbastanza piccola, di sicuro andavo alle elementari.

Poi crescendo, dall’amore per la natura e gli animali, sono passata a qualcosa di più concreto e più indirizzato all’ambiente.
Ricordo chiaramente qual è stato il mio primo libro “ambientalista”.
Nell’estate 1990 (lo ricordo perché ero al mare e ho compiuto 18 anni), ho letto “Primavera Silenziosa” di Rachel Carlson.
Il libro mi era stato consigliato dalla prof di geografia del liceo. Una grande prof, dai capelli pazzi, che insieme alla prof di inglese delle medie, vorrei incontrare per ringraziarla. Quello che so e che sono ora è dovuto in buona parte a loro due.

Privavera Silenziosa è uscito nel 1962, è considerato il manifesto del movimento ambientalista e descrive per la prima volta gli effetti dei pesticidi e del DDT sull’organismo.
Subito dopo ho letto “Il cerchio da chiudere” di Barry Commoner, recentemente scomparso all’età  di 92 anni.
Commoner formulò le 4 leggi dell’ecologia:
1 – Ogni cosa e connessa con ogni altra. C’è una sola ecosfera per tutti gli organismi viventi e ciò che interferisce con uno, interferisce con tutti gli altri (da qui il Cerchio da chiudere, in natura tutto fa parte di un cerchio, di un ciclo. L’uomo e la sua attività  hanno aperto questo cerchio, creando danni irreparabili finchè non verrà  di nuovo chiuso).
2 – Ogni cosa deve finire da qualche parte. In natura non ci sono «rifiuti» e non c’è «un lontano» dove le cose possono essere gettate
3 – La natura sceglie sempre la strada migliore (Nature knows best)
4 – Non ci sono pasti gratuiti. Lo sfruttamento della natura inevitabilmente porta alla trasformazione di risorse da utili a inutili.

Da qui in avanti, la mia strada ha continuato a procedere in questa direzione. Mi sono iscritta a Scienze Naturali, anche se sotto sotto avrei voluto fare Scienze Ambientali (ma all’epoca era una facoltà  appena nata, con pochi posti e nessuna idea di quello che sarebbe diventato).

Sempre nello stesso periodo, la mia città  iniziava la sperimentazione della raccolta differenziata e io non mi perdevo un dibattito, un incontro pubblico e seguivo assiduamente tutto quello che riguardava energia, rifiuti, riciclo.
Mi ricordo che ero riuscita pure a intrufolarmi ad una fiera sul trattamento delle acque, con ingresso riservato agli operatori…
Ovviamente raccoglievo tonnellate di carta, depliant, libri e documentazione.
Il bello è che li ho letti tutti !!!

Ma la cosa più divertente è che quelle tonnellate di carta ci sono ancora. Prima erano nel solaio dei miei genitori, poi mia mamma, che non vedeva l’ora di disfarsi di tutto ciò, ha preparato una bella borsa e me li ha restituiti !! (almeno una parte, sicuramente in qualche baule c’è dell’altro, prima o poi verranno fuori).
E così ecco la testimonianza del mio passato da attivista, molto più attivo allora che adesso !

A leggerli ora molti fanno sorridere, sembra un po’ la tecnologia della Serie Classica di Star Trek, dove bastava un interrutore e una luce colorata per dare una parvenza di fantascientifico.
Ovviamente non ho il coraggio di buttarli… chissà  mai che un giorno diventeranno storici !

Nella foto potete ammirare, da sinistra a destra: inserto di Panorama sul Treno Verde di Legambiente, vari opuscoli del Comune di Sesto sulla raccolta differenziata del secco, opuscoli sempre del Comune di Sesto sulla gestione degli impianti termici. Quaderni di ecologia applicata presi alla suddetta fiera, opuscoli della centrale nucleare di Dounreay in Scozia (si, pure in vacanza ero una rompiscatole…), ora chiusa.

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