La Giornata del Lavoro Agile

Domani è la Giornata del Lavoro Agile promossa dal Comune di Milano.
Per la seconda volta (la prima è stata in febbraio dell’anno scorso), più di 100 aziende ed enti parteciperanno, dando la possibilità ai loro dipendenti di lavorare da casa.

A differenza del telelavoro, dove il lavoro è svolto in una postazione casalinga dedicata e approvata dall’azienda, il Lavoro Agile (detto anche Smart Work) permette di lavorare in una postazione scelta dal lavoratore, purchè sia idonea (ecco in piscina magari no…).

I vantaggi per questo tipo di lavoro sono innumerevoli.
Per il lavoratore, che può risparmiare tempo sugli spostamenti, può scegliere la postazione più adatta per quel giorno e può conciliare meglio lavoro e vita privata.
Per le aziende che beneficiano di dipendenti più soddisfatti e quindi più produttivi e per l’ambiente, grazie al minor numero di automobili sulle strade.

La cosa bella è che ha aderito anche la mia azienda e domani parteciperò anch’io.
Ma la cosa ancora più bella è che domani sarà una prova in vista di un progetto che partirà in aprile. Dal prossimo mese infatti nella mia azienda partirà un progetto pilota di sei mesi che ci consentirà di lavorare in modo smart per 3 giorni al mese.

Lavorare da casa (o da qualsiasi altro posto purchè idoneo, tipo casa dei miei, la biblioteca ecc..) non significa non lavorare ovviamente, ma è un altro piccolo passettino verso il downshifting. Potrò rallentare i ritmi, niente corse per prendere il treno, per arrivare in tempo all’asilo. Potrò pranzare a casa, rilassandomi davvero durante la pausa.

Spero vivamente che questo modo di lavorare diventi una prassi per molte aziende e molti lavoratori.

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Bambini in ufficio, una mattina al lavoro

Avete mai portato i vostri bambini in ufficio ?
Leo è venuto con me una mattina durante le vacanze natalizie.
Ho approfittato del fatto che lui fosse a casa e che da me c’era poca gente e poco lavoro e gli ho chiesto se voleva vedere dove lavoro.

Per entrare nella mia azienda bisogna fare richiesta all’Ufficio Sicurezza e i bambini possono rimanere solo per un paio d’ore, ma so che sarebbe stato sufficiente, anzi se fosse rimasto di più probabilmente si sarebbe annoiato.
Così il 27 dicembre ci siamo alzati insieme, abbiamo fatto colazione, ci siamo preparati e insieme abbiamo fatto quello che io faccio tutti i giorni senza di lui.

Treno, tram, pezzo a piedi ed ecco la mia azienda.
Passaggio ai tornelli, timbratura e finalmente il mio ufficio.
Era emozionatissimo, per i corridoi salutava tutti quelli che incrociava (se lavorano qui posso salutarli vero ? certo Leo – anche se siamo un migliaio qui, mica conosco tutti…)

Gli ho fatto vedere quali sono le mie attività quotidiane, abbiamo fatto il giro dell’edificio, gli ho presentato altri colleghi (purtroppo pochi, essendo sotto le feste), abbiamo preso una cioccolata insieme alle macchinette, ha colorato un po’, ha fatto dei disegni “da regalare all’ufficio” che poi ha appeso sulla porta, a mezzogiorno l’ho portato nel bar dove vado spesso a pranzo e poi siamo tornati a casa.

E’ stata un’esperienza molto bella, Leo era contentissimo ed emozionato di poter entrare in posto così “importante”.

Alcune aziende organizzano delle giornate aperte ai figli dei dipendenti, credo sia una cosa molto importante, soprattutto per i bambini piccoli. Molte volte non capiscono perché la mamma o il papà devono andare “da qualche parte” tutto il giorno e fargli vedere che quel posto esiste e cosa facciamo mentre non siamo con loro li può aiutare ad accettare il distacco.

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una mattina nell’ufficio della mamma

Bookcrossing in ufficio

Pur lavorando in un’azienda tecnologica, non siamo tutti dei nerd*…

Qualche mese fa il mio collega mi ha lanciato un’idea, che ne dici che facciamo un punto di bookcrossing qui nel corridoio ?
Potevo tirarmi indietro ? Ma certo, che bella idea !

Lui ha portato qualche libro dei suoi, io qualcuno dei miei e li abbiamo messi sopra ad un mobiletto.
Poi abbiamo appeso un cartello con 4 semplici regole:

se hai un libro portalo
se vedi un libro che ti piace prendilo
se prendi un libro dopo che lo hai letto riportalo
se prendi un libro e vuoi tenerlo, portane un altro.

Non abbiamo detto niente a nessuno e abbiamo aspettato.
Dopo qualche giorno alcuni libri erano spariti, dopo qualche altro giorno ne sono comparsi di nuovi.

L’idea è piaciuta, i libri si sono velocemente moltiplicati.
Devo dire però che quelli presi non sono tornati indietro, almeno i miei e quelli che mi ricordo.

A distanza di qualche mese la situazione è abbastanza stazionaria, i libri rimangono più o meno gli stessi.
Certo anche la gente che passa sul mio piano è sempre la stessa, quindi credo sia fisiologico, dovremmo provare a spostare i libri ad un altro piano o in un’altra zona.

Un po’ di anni fa ci avevano provato anche in metropolitana, avevano messo delle mensole in alcune fermate ma io le ho sempre viste vuote…

Il bookcrossing quello vero, ha delle regole ben precise fra cui etichettare i libri con dei codici univoci e registrarli nel sito ufficiale http://www.bookcrossing.com/, così da poter seguire il percorso del nostro libro. Esiste anche un sito italiano che spiega cos’è e come funziona, http://www.bookcrossing-italy.com/

A dire la verità io non ho mai utilizzato il bookcrossing vero, anche se l’idea mi piace molto.
Mi piace perchè è ecologico, è economico e soprattutto mi piace l’idea di condividere pensieri ed emozioni, magari lasciando un appunto o un bigliettino all’interno del libro.
Quando viaggio però, prima di tornare a casa o di cambiare destinazione lascio i miei appunti, le mappe, le fotocopie delle guide in posti dove qualcuno può recuperarle e utilizzarle, tipo in stazione, tanto a me a casa non serviranno più.

E voi ? avete mai scambiato libri con degli sconosciuti ?

*da Wikipedia: Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene definito chi ha una certa predisposizione per la scienza e la tecnologia ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione.

L’incontro con Simone Perotti

Il This Moment di questa settimana è stato in ballottaggio fino all’ultimo con un altra foto, poi ho deciso di dedicare a questo “evento” un post a sé stante.
Domenica pomeriggio sono stata alla Biblioteca di Bollate ad assistere all’incontro con Simone Perotti.

Simone Perotti alla Biblioteca di Bollate

Scrittore, giornalista, navigatore, artista… ma soprattutto una delle mie “inspirational people“.
Per chi non lo conoscesse ancora, Perotti era un manager di una grande azienda, finchè una mattina, stanco di perdere tempo intrappolato nel traffico ha detto “Adesso Basta”.
Si è licenziato e ha iniziato a vivere.
E’ vita passare la giornata con persone che non hai scelto, facendo quello che non ti piace (o anche se ti piace, ci sono altre cose che vorresti fare), lavorare 8-9-10 ore al giorno per pagare una casa in cui ci stiamo solo la sera?
E’ vita aspettare di andare in pensione per fare quello che vogliamo fare ? ma quando andremo in pensione avremo ancora la forza di farlo ?L’incontro di domenica aveva come tema:
LAGGIU’ FRA TERRA E MARE
Prima di arare: rompere la terra. E se la terra non va, cambiare pianura. Ma e’ raro che sia cosi’. Non c’è cattivo mare. Solo cattivi marinai.

L’intervista è iniziata parlando di soldi, argomento che Simone non ama per niente. Tutti gli chiedono “ma come fai con i soldi?”, preferirebbe invece che gli si chiedesse se è felice…
Ovviamente i soldi possono essere un problema. Anche lui deve lavorare per vivere, però fa quello che gli piace (scrivere e navigare) e questo gli permette di guadagnare quel tanto che basta. Vive con 800 euro al mese.
E vive bene. L’importante è non buttarli i soldi, altrimenti non basteranno mai.
Non è necessario avere l’ultimo modello di smartphone se devi solo telefonare, non è necessario cambiare macchina dopo 3 anni se può andare avanti altri 20.
Ora che ha tempo non è più costretto a comprare tutto, ma può autoprodursi quello che ha bisogno o aggiustare quello che è rotto. Il risultato non sarà  perfetto ma finchè fa il lavoro che deve fare, allora è stato un lavoro fatto bene.
Non dovremmo nemmeno frequentare le persone che parlano solo di soldi, anzi, secondo Simone dovremmo iniziare ad eliminarle dalla nostra rubrica telefonica, meglio circondarsi di persone che hanno idee…

Poi si è passati a parlare dei sogni. Ognuno di noi DEVE avere un sogno, chi non ha sogni è malato. Dovremmo pensare al nostro sogno almeno una volta al giorno. Pensarci, programmare, studiare, raffinare… Perotti ci ha messo 12 anni per realizzarlo. Ma l’importante è averlo.
Non per forza il sogno deve essere qualcosa di grandissimo o bellissimo. Quella è un’utopia e in quanto tale è irrealizzabile.
(anche lui sognava di fare il terzino sinistro nel Milan, ma c’era già  Maldini…)
Alla domanda “qual è il tuo sogno” pochi rispondono, molti ci girano intorno con frasette di circostanza, forse per prendere tempo, per non far capire che in realtà  un sogno non ce l’hanno…Così come quando gli rispondono che loro non possono permettersi di fare quello che ha fatto lui, perché hanno il mutuo da pagare, la famiglia da mantenere. Certo, lui è da solo, forse è più facile, ma non è impossibile per nessuno.
E quando descrive passo passo quel che ha fatto, dimostrando che si può fare, che non è un utopia, fa quasi paura.
Perchè pensare di mollare tutto, di cambiare vita di punto in bianco, di accettare dei rischi per vivere bene fa paura se pensi che davvero lo puoi fare.

La terza domanda (ed era già  passata più di un’ora) riguardava la solitudine. Ogni persona deve riuscire a stare da sola, se non stai da solo almeno un po’ ogni giorno sei malato.
Stare da soli aiuta a pensare, a focalizzare, a far venire fuori le idee. Ma poi si sa che le idee sono sovversive… e allora dobbiamo per forza stare fra la gente, fare colazione al bar, fare l’happy hour, socializzare. Ma due persone che parlano di cose che hanno sentito dire, magari alla tv, non stanno facendo circolare delle idee. Non è costruttivo. Solo stando soli con noi stessi siamo costretti a pensare davvero.

Come ultima cosa, Simone ha parlato del suo prossimo progetto, Mediterranea. Una spedizione lungo tutte le coste del Mediterraneo, alla ricerca di voci e pensieri, di filosofi, scrittori, ma anche un viaggio scientifico perché in collaborazione con le Università  verrà  analizzata la qualità  delle acque, l’inquinamento da microplastiche e tanto altro.
Un viaggio lungo 5 anni (salperanno a marzo 2014) a vela, che nessuno prima d’ora ha mai compiuto.

Se volete saperne di più su Simone Perotti, c’è il suo bellissimo blog www.simoneperotti.com

Simone Perotti è un grande comunicatore, ma soprattutto una persona che ama quel che fa e lo trasmette con passione.

Due ore sono trascorse velocissime, io ero emozionata come al concerto del mio gruppo preferito e spero proprio di avere la possibilità  di ascoltarlo ancora (la prossima volta però magari gli stringo la mano e lo ringrazio di persona invece che via Facebook…)

Mi ha risposto !!!!!